Acqua e vento, Facebook

C’era un amico che in maniera goliardica quando si congedava salutava con un malaugurante «acqua e vento!»: invece di augurare buona giornata o buona salute, lui si accomiatava auspicando tempesta. Acqua e vento!, e andava via.

Mi è venuto in mente quando, qualche giorno fa, ho letto della violazione di dati per oltre 50 milioni di utenti da parte di hacker a causa di una vulnerabilità di Facebook. Ho ricordato il suo modo di abbandonare la scena, il suo chiudersi la porta alle spalle e augurare allegramente il peggio: acqua e vento!, Facebook. Perché è la goccia, come si dice, quella che il vaso lo ha fatto traboccare. È l’incentivo definitivo alla cancellazione del mio account. Facebook non ritiene una priorità gestire i miei dati né proteggere la mia privacy. Quindi addio, adieu, adiós, wather and wind!

Devo dire che per il sottoscritto è stato facile: erano anni che, esclusa qualche condivisione, non frequentavo più il social network di Zuckerberg. Ho poi limitato maggiormente le capatine periodiche dalla scorsa primavera, per delle scelte specifiche: non avevo più l’applicazione installata e vi accedevo via browser solo in rari casi di noia. Insomma, ero già alla canna. Ma cambia poco: Facebook dimostra di essere un fallato contenitore di target per promozioni mascherato da social network. Possiamo farne a meno per tutelare noi e la nostra privacy.

Prima di cancellare il mio account ne ho fatto un backup, scaricando tutti i dati in loro possesso: esageratamente troppi. Ho poi pubblicato un “epitaffio”, come suggerito da Edward Cant su Delete Facebookinviando i miei contatti a non pubblicare più cose che mi riguardano, a rispetto della mia privacy. Non lo faranno, ma magari qualcuno si sensibilizza. Per lavoro potrò usare l’account dell’agenzia, accedendo da un browser in incognito mode.

A meno di future acquisizioni milionarie, Facebook mi tiene in ostaggio solo con WhatsApp, per adesso, finché non riuscirò a far traslocare i miei contatti più importanti e frequenti su Telegram.

Insomma, se accettate consigli: fatene a meno.

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