Gli smartphone come la nicotina

Allo stesso modo in cui il fumo passivo nuoce ai polmoni delle persone intorno al fumatore, gli smartphone danneggiano l’attenzione delle persone attorno all’utente che ne fa uso. Dirotta i nostri sensi. Ci costringe a mettere in pausa le nostre conversazioni e a raddoppiare i nostri pensieri inutilmente. Ci fa perdere la nostra linea di pensiero e dimenticare quel punto importante che stavamo costruendo nella nostra testa. Erode la nostra capacità di connetterci o semplicemente di essere presenti l’uno con l’altro, distruggendo l’intimità nel processo.

Il fatto che l’attenzione sia l’unica cosa che possediamo realmente nelle nostre vite, come Mark Manson racconta in questo bel post segnalato dalla newsletter di Pocket, forse è un’esagerazione, ma l’utilizzo maniacale e compulsivo dello smartphone che alcune persone hanno in pubblico, anche durante una discussione, anche proprio mentre stanno parlando, avvelena la nostra attenzione e distrugge la nostra concentrazione (oltre ad essere terribilmente irritante). Non posso che concordare.

Dallo smartphone traversano messaggi, notizie, podcast, promemoria, musica, fotografie e attività di vario tipo. È un hub. Ne siamo seriamente dipendenti, come per le sigarette. Se lo dimentichiamo scleriamo, ritorniamo a casa, non prendiamo aerei: siamo deboli. Come col fumo, siamo intossicati. E intossichiamo chi ci sta intorno.

Ho iniziato a notare le persone che sentono il bisogno di controllare sempre la posta elettronica o i loro messaggi per sentirsi come se fossero dipendenti validi e produttivi. Non importa se sono al recital per violino dei loro figli, o in macchina al semaforo, o a letto a mezzanotte di sabato. Hanno la sensazione di dover essere sempre coinvolti in ogni informazione che viene lanciata, altrimenti in qualche modo falliscono. Ho notato amici che non riescono più a guardare film interi (o anche episodi di un programma televisivo) senza tirare fuori il loro telefono più volte durante la visione. Persone che non riescono a fare un pasto senza mettere il telefono vicino al piatto. Sta accadendo dappertutto e sta diventando quindi la norma sociale. L’attenzione erosa sta diventando l’attenzione normale, socialmente accettabile, e stiamo tutti pagando per questo.

Ho sempre il mio telefono con me e se mi sposto, anche per cambiare stanza, lo infilo in tasca. Quando ho 30 secondi, lo sfilo dalla tasca e scorro la lista dei feed o apro Gmail. Evito di polliciare sul display durante una conversazione, ma mi è capitato di farlo durante discussioni con più persone, durante una riunione o in pubblico. In quei momenti, la mia attenzione è molto vicina allo zero.

Ora mi sento una persona orribile.

Photo by Gian Cescon on Unsplash

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