Baciami senza la paura della rete

Il mondo dei blogger rappresenta tipicamente questo modo di concepire la realtà. C’è chi è diventato famoso semplicemente commentando qualsiasi cosa, anche senza averne alcuna esperienza. Fanno del chiacchiericcio misto a innumerevoli foto della propria quotidianità (perché il blogger ti informa su cosa mangia o sui propri calzini, oppure su tutte le persone che incontra) il loro fondamento esistenziale. Una vita basata sulla presunzione che il proprio esserci sia interessante per gli altri. Una personalità che potrei definire «molto vuota di sé»: la loro celebrità è inversamente proporzionale alla qualità del loro curriculum.

Ero ai tavolini di un bar di provincia, prendevo un caffè con la mia compagna e accanto a noi erano seduti due ragazzi, una coppia, entrambi piegati sullo smartphone. Giocavano a Ruzzle, ognuno la propria partita. Sono stati lì parecchio tempo, in silenzio, concentrati sul proprio dispositivo, isolati, senza conversare. Sarebbe stato facile trarre conclusioni sul loro modo di passare la serata, e certamente noi traemmo le nostre, non lo ricordo. Era il 2012, questo modo di stare soli anche insieme esisteva già prima, non ha smesso di esistere dopo.

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