Si sbagliava

Se nove vittime su dieci sono civili, però, non è più normale. Non è più la stessa guerra, non si dovrebbe nemmeno chiamarla tale. Una follia la guerra contro i civili, un incubo. Ma quello era un caso specifico – avevo concluso -, unico e irripetibile. Una cosa che succedeva solo in Afghanistan.

Mi sbagliavo.

Gino Strada, Una persona alla volta, Feltrinelli 2022

L’energia della riparazione

GLI ERRORI. Spesso siamo vittime di errori. Da parte nostra e da parte degli altri. Possiamo passare tanto tempo ad accusare, ad accusarci. Non è tempo speso bene. Dobbiamo considerare che nell’errore c’è l’energia della riparazione. E va usata tutta. Senza l’errore non avresti avuto quell’energia. Sembra quasi che la vita per andare avanti abbia bisogno della spinta dell’errore. E se pensavi di aver fatto al meglio un certo compito ti accorgi che dopo l’errore ti è venuta un’attenzione più grande, un clamore che dilata la vista e ti fa vedere la peluria che c’è in ogni secondo, il clamore che resiste anche nei silenzi più grandi. Non devi benedire gli errori, non li devi cercare. Semplicemente quando arrivano ti devi raccogliere e metterti a fare un lavoro buono, per te stesso o per gli altri. Gli errori non ti vogliono insegnare niente e tu non puoi insegnare niente a loro. Chi ti insegna qualcosa è il tempo che passa. Certi errori dieci anni fa li avresti usati molto peggio. Il tempo che passa ti aiuta a capire che la vita procede in disordine e a volte puoi trovarti in mezzo al disordine o puoi produrlo. Se pensi questo ti arrivano le forze per ripulire, per fare il bene che ancora non hai fatto.

— Franco Arminio, La cura dello sguardo, piccola farmacia poetica, Bompiani, 2020.

Mi piace parlare di errori. C’è chi con ogni evidenza sa farlo molto meglio del sottoscritto.

Di questa nostra terrestrità

Anche perché a furia di berciare di identità, dovremmo tornare alla nostra identità, di genere umano, anzi: di terrestri. [Carla] Benedetti sostiene che la nostra identità primaria e forse unica […] è quella di «terrestri». Se ci pensate, e assumete il punto di vista, è una considerazione rivoluzionaria.

L’essere terrestri è la nostra identità primaria e più evidente, ma è anche la più rimossa. Siamo terrestri, appunto. E di questa nostra terrestrità […] dobbiamo farci carico, anche perché da troppo tempo stiamo facendo esattamente il contrario.

Come potete immaginare, sono molto d’accordo. Eppure, ho come l’impressione […] che dall’antropocene siamo passati all’età dell’ineluttabile, dell’indifferenza: del cazzocene (frega).

Giuseppe Civati, L’ignoranza non ha mai aiutato nessuno, People 2021.