Mi vendo la privacy che non ho

Dare la colpa a Google è una soluzione di comodo. Ci permette di prendere di mira un nemico che sembra degno di essere combattuto. Ma il nemico di questa invasione della privacy dei dati non è il cattivo di un fumetto che possiamo affrontare, mettere in difficoltà e sconfiggere. È una creatura oscura e indefinibile, un mormorio spaventoso e lovecraftiano, impossibile da vedere, tantomeno da toccare e sconfiggere. […] Se non sono i siti web, saranno i prodotti farmaceutici. Se non sono i dati di localizzazione, saranno i beni consumati in famiglia. Se non sono i like e le condivisioni, saranno i rendiconti bancari e i dati demografici. I nostri dati sono ovunque, e da nessuna parte, ed è impossibile sfuggire a loro e alle loro conseguenze.

I nostri dati sono ovunque. Possiamo limitarne l’accesso, ma non smetteremo di usare Google, né Facebook, né il web. È una battaglia impari e già persa, scrive Ian Bogost.

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