Meglio i caviomorfi

Nel 1954 il ricercatore Muzafer Sheridan condusse un (divenuto poi) famoso esperimento di psicologia sociale: voleva provare il comportamento comunitario di due gruppi, come si formano lealtà e come facilmente si possa trovare un pretesto per litigare.

Durante l’esperimento le animosità sono state innescate e disinnescate per testare la tenuta delle comitive, e si è visto che i conflitti diminuivano solo quando i gruppi erano impegnati su obiettivi che prevedevano sforzi comuni.

Mai prima d’ora è stato così chiaro che il nostro lavoro, il nostro comportamento e il nostro destino sono inestricabilmente legati a coloro che ci circondano. Lavorare insieme per controllare il virus avrebbe dovuto essere l’obiettivo finale condiviso. Eppure, di fronte all’invasione virale, gli americani non potevano accettare di non starnutire l’uno sull’altro. Mentre combatteva la pandemia, l’America è rimasta una delle nazioni più polarizzate del mondo.

Ne parla Dhruv Khullar sul New Yorker.

La polarizzazione negli USA la viviamo evidentemente anche in Italia, seppur con percentuali differenti. Il conflitto pare sia l’unico traguardo possibile per molti utenti dei social network, Twitter in maniera particolare, di tante testate giornalistiche e di organizzazioni criminali. Le bugie, lo strumento per raggiungerlo. Nemmeno un obiettivo così enorme come la fine della pandemia, apparentemente sproporzionato rispetto alle singole esigenze personali di miliardi di persone, ci incentiva a trovare la motivazione comune per impegnarci a conquistarlo attraverso la vaccinazione.

Meglio i caviomorfi che noi.

Siamo diventati rimossi

Rileggendo l’incipit della newsletter di ieri, è buffa l’evoluzione che ha avuto la parola remoto, no? Non molti anni fa la si imparava a scuola solo in congiunzione al passato (o al trapassato, i più attenti), e raramente – frequentando linguaggi più raffinati – col suo significato di distante o estraneo (una remota possibilità): viene dal latino, vorrebbe dire in origine la stessa cosa di rimosso. Poi abbiamo iniziato a trovarlo scritto nelle istruzioni in inglese dei telecomandi (il remote control) e la distanza è diventata per la prima volta una cosa utile invece che problematica, e man mano che la tecnologia prevaleva nelle nostre vite introduceva anche con maggior frequenza il termine remoto. Siamo finiti a farlo diventare praticamente un luogo (lavoriamo da remoto) o un modo di vivere (in remoto). Siamo diventati rimossi.

L’introduzione della newsletter de Il Post dell’undici settembre è un libello di logica, linguistica, filosofia e tecnologia. Abbonati.