Nuove gentilezze

Perché quella che i giornali chiamano – con loro grande sollievo personale – la fogna del web, non è più un giardinetto per bambini viziati o per maniaci in libera uscita ma – banalmente – l’ambito culturale delle relazioni di milioni di cittadini. E mentre qualcosa di insospettabilmente ironico oggi ci mostra giornali pieni di odio, trasmissioni TV piene di odio, programmi radiofonici pieni di odio, politici pieni di odio che si scatenano tutti assieme contro gli odiatori del web, sembra ogni giorno più chiaro che avremo bisogno al più presto di nuove intelligenze e nuove culture, nuove forme di rispetto e nuove gentilezze, in un universo di relazioni che vanno ripensate da capo. Raggiunte le quali potremo tranquillamente – insieme a Liliana Segre ed alla memoria gigantesca che quella donna ha mantenuto viva per tutti noi – recintare gli odiatori di Liliana nell’angolino che meritano, insieme a tanti gallonati altri odiatori in servizio permanente effettivo da tempo e ovunque. Dentro e fuori dal web.

È evidentemente una fantastica utopia, ma condivido appieno.

Lo vedo che sei in casa

Al di là delle miriadi di modi in cui può essere usata, la condivisione della posizione è, essenzialmente, un gesto di fiducia e intimità. Questo non significa che quanti non permettono ai loro amici di tracciarli non si fidino di loro, ma per alcuni vedere i pallini luminosi dei propri amici brillare in una mappa tascabile, mentre si muovono nel mondo, fornisce un senso d’interconnessione che rende la perdita di privacy un prezzo accettabile.

Sempre più persone usano applicazioni per condividere la propria posizione in maniera continuata con una ristretta cerchia di amici o con la famiglia.

Le nostre sono generazioni a cui piace complicarsi enormemente vita e relazioni sociali. Siamo stupidi, ansiosi e tormentati. Non giriamoci intorno.

Contro il logorio dell’urgenza moderna

Uno dei termini che con maggior frequenza è presente nelle prime righe delle email che ricevo, soprattutto nelle comunicazioni che arrivano per l’IT, è “urgente”: c’è da fare una modifica urgente, bisogna preparare un documento urgente, inviare una mail urgente, definire una stima urgente, completare una porzione del software urgente e così via, incasellando urgenze dietro altre. Una maledizione.

Le urgenze dei nostri committenti però non sempre corrispondono alle nostre. Se per un cliente una cosa è urgente per noi vuol dire: fermiamo tutto ed occupiamocene. Poi, una volta completato il task, quell’attività smarrisce la priorità embrionale e agli occhi di chi l’ha richiesta perde quella necessità vitale che ci aveva trasferito. Non è più urgente, ma intanto grazie.

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