Lo vedo che sei in casa

Al di là delle miriadi di modi in cui può essere usata, la condivisione della posizione è, essenzialmente, un gesto di fiducia e intimità. Questo non significa che quanti non permettono ai loro amici di tracciarli non si fidino di loro, ma per alcuni vedere i pallini luminosi dei propri amici brillare in una mappa tascabile, mentre si muovono nel mondo, fornisce un senso d’interconnessione che rende la perdita di privacy un prezzo accettabile.

Sempre più persone usano applicazioni per condividere la propria posizione in maniera continuata con una ristretta cerchia di amici o con la famiglia.

Le nostre sono generazioni a cui piace complicarsi enormemente vita e relazioni sociali. Siamo stupidi, ansiosi e tormentati. Non giriamoci intorno.

Contro il logorio dell’urgenza moderna

Uno dei termini che con maggior frequenza è presente nelle prime righe delle email che ricevo, soprattutto nelle comunicazioni che arrivano per l’IT, è “urgente”: c’è da fare una modifica urgente, bisogna preparare un documento urgente, inviare una mail urgente, definire una stima urgente, completare una porzione del software urgente e così via, incasellando urgenze dietro altre. Una maledizione.

Le urgenze dei nostri committenti però non sempre corrispondono alle nostre. Se per un cliente una cosa è urgente per noi vuol dire: fermiamo tutto ed occupiamocene. Poi, una volta completato il task, quell’attività smarrisce la priorità embrionale e agli occhi di chi l’ha richiesta perde quella necessità vitale che ci aveva trasferito. Non è più urgente, ma intanto grazie.

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