Il dollaro si ferma qui

L’ex presidente degli Stati Uniti Harry Truman aveva un cartello sulla sua scrivania che recitava la frase “The buck stops here!”.

Lo scaricabarile – pass the buck, che in inglese si riferisce a una giocata nel poker –, una volta arrivato alla sua scrivania, si fermava. In quell’ufficio, in quella postazione, le decisioni venivano prese: chi vi sedeva se ne assumeva pienamente le responsabilità e non le passava ad altri.

Il lavoro di “decidere” è il più complesso fra tutti. Le valutazioni da analizzare e le conseguenze da considerare, soprattutto quando decontestualizzate o inaspettate, allontanano da qualsiasi zona di comfort. Passare la patata bollente, rinviare la decisione sperando che se la sbrighi qualcun altro diventa, giocoforza, la via più comoda per ritornare a mettere le spalle nel monitor del PC.

Smarcare un problema, indirizzarlo e chiuderne la pratica, fermare il barile che rotola, dovrebbe essere l’obiettivo di chiunque, in un qualsiasi gruppo di persone organizzate, tenga alla stabilità e all’efficacia delle azioni del proprio team o della propria azienda.

Accettare la responsabilità ultima di decidere è la dimostrazione che palesa la differenza tra chi si sente un giocatore e chi una fiche, tra chi vuol vincere la partita e chi può solo subire quella che qualcun altro giocherà per conto suo.

A sbagliare son vitamine

C’era una vignetta, su una t-shirt di quando ero ragazzo, una vignetta sulla quale era disegnato un bradipo, o un animale del genere, disteso sul letto, spanciato, sbracciato, con la lingua di fuori, se non ricordo male, e una gamba pure, che scivolava giù dal letto, e sotto al disegno del bradipo c’era una scritta che diceva di esser pigri, con enfasi, di esser pigri ché se non si fa niente non si fa niente di male. Ne ho fatto un mantra, per un po’.

A non far niente non si fa niente di male, e a far cose si sbaglia, si fanno errori, e gli errori costano reputazione, soldi, compromessi, scuse. Ma a far niente non si cresce, mentre a sbagliare son vitamine. E quando si sbaglia, perché si sbaglia, se si fa, quando si sbaglia sarebbe opportuno alzare la mano, fare un passo avanti, alzare il mento, se si vuol alzare anche il mento, che non è detto che sia necessario, e prendersene la responsabilità. Ho sbagliato, scusate, ma ho fatto.

Certo, ci sono errori ed errori: cose prevedibili, vaccate, porca miseria come hai fatto, e cose che proprio nemmeno la sfera di cristallo; poi ci sono le vie di mezzo. In tutti i casi, che sia stata una vaccata o che sia stato un imprevisto imprevedibile, ma anche in una via di mezzo, in tutti i casi in cui non sei stato un bradipo, o un animale del genere, e hai fatto e hai sbagliato, crucciati. Crucciati che a dirti di non farlo offendo la tua intelligenza, fallo pure ma non fermarti: correggi. Alza il mento, se vuoi alzare il mento, fai ammenda e correggi.

Che se c’è una cosa che in un’azienda vien premiata è l’assunzione di responsabilità. E quindi, per paradosso, gli errori corretti.