Paranoia capitalizzata

Quando un vicino pubblica un individuo sospetto che ha attraversato il prato davanti casa, il sistema gli consente, in quel preciso momento, di condividerlo in tempo reale con chiunque stia guardando. Ora tutti nella comunità vengono avvisati di una persona sospetta.

Ring, l’azienda che produce il campanello elettronico di proprietà di Amazon, sta stringendo accordi con le forze di polizia locali in USA, ma solo su base volontaria degli utenti, per la condivisione con le forze dell’ordine delle immagini rubate dall’alto dello zerbino sull’uscio. I poliziotti non possono vedere dalle telecamere in diretta, ma l’azienda si riserva di non rimuovere i video (anche se l’utente li pensa cancellati) se possono tornare utili in qualche indagine. La polizia ne incoraggia l’utilizzo e, talvolta è capitato, regala i dispositivi per incentivarne l’uso e la condivisione.

La cosa più inquietante è però Neighbors, il social network interno dove i clienti di Ring possono condividere i video registrati, segnalare i “sospetti” e commentare i video degli altri utenti.

Amazon ha inoltre ottenuto per Ring il brevetto per il riconoscimento facciale: il sistema imparerà da solo a riconoscere i sospetti e a segnalarli alla comunità.

Da quando si è diffuso, la gente nota più crimine. Ma il crimine scatena paure, le paure necessitano di sicurezza, e Ring offre sicurezza.

Scacco matto, la paranoia è capitalizzata.

Il criptovalore della privacy

Facebook sapeva che le persone non si sarebbero fidate se avesse gestito in autonomia la criptovaluta che avrebbero usato, e voleva un aiuto per stimolarne l’adozione. Così il social network ha reclutato i membri fondatori dell’Associazione Libra, una no-profit che sovrintende lo sviluppo del token, la riserva dei beni reali che le danno valore e le regole di governance della blockchain.

Facebook ha lanciato la propria criptovaluta con il supporto di partner d’eccellenza (VISA, Mastercard, Uber, Vodafone, Spotify, Paypal, Ebay e tanti altri) e creando un’organizzazione indipendente con base in Svizzera. Zuckerberg non è attendibile in tema di privacy e sicurezza, e quando si parla di soldi un minimo di credibilità è necessaria: se non si muoveva in questo modo, probabilmente in pochi lo avrebbero preso sul serio.

Libra – è il nome della valuta elettronica – sarà stabile e agganciata al dollaro, integrata in Messenger, WhatsApp e altre applicazioni, godrà di un proprio portafoglio virtuale con un’utenza indipendente, e non condividerà i dati con Facebook. Tranne casi limitati.

Di default, Facebook non importa i tuoi contatti o nessuna informazione del tuo profilo ma potrebbe chiederti di farlo. Inoltre non condividerà i dati delle tue transazioni su Facebook, quindi non verranno usati per targettizzarti con la pubblicità, riclassificare il tuo News Feed o altri metodi che permettano a Facebook di guadagnare in maniera diretta. I dati saranno condivisi sono in casi specifici in modo anonimo per misurarne l’adozione e fare ricerca.

Voi li affidereste i vostri risparmi a Zuckerberg?

Acqua e vento, Facebook

C’era un amico che in maniera goliardica quando si congedava salutava con un malaugurante «acqua e vento!»: invece di augurare buona giornata o buona salute, lui si accomiatava auspicando tempesta. Acqua e vento!, e andava via.

Mi è venuto in mente quando, qualche giorno fa, ho letto della violazione di dati per oltre 50 milioni di utenti da parte di hacker a causa di una vulnerabilità di Facebook. Ho ricordato il suo modo di abbandonare la scena, il suo chiudersi la porta alle spalle e augurare allegramente il peggio: acqua e vento!, Facebook. Perché è la goccia, come si dice, quella che il vaso lo ha fatto traboccare. È l’incentivo definitivo alla cancellazione del mio account. Facebook non ritiene una priorità gestire i miei dati né proteggere la mia privacy. Quindi addio, adieu, adiós, wather and wind!

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