La passione scava l’abitudine

Una delle cose che sono finalmente riuscito a fare durante il corso delle ultime due stagioni – oltre a cercare una risposta – è stata ricominciare a leggere. Ero un lettore vorace, facocitavo pagine e pagine sia su carta che in ebook: romanzi, narrativa, saggi; poi è arrivata mia figlia e basta, solo copertine. Non era il tempo che mancava, o almeno non solo: era lo stimolo alla lettura ad avermi abbandonato. C’era altro da fare, altro di prioritario, di importante, di urgente. I libri? Soprammobili da spolverare.

Dalla scorsa primavera, invece, i libri hanno ripreso a lasciare il comodino e a raggiungere il proprio posto – letti – in libreria, dove forse un giorno qualcuno li risveglierà. Avevo deciso: non avevo tempo ma dovevo trovarlo. Anni fa scrissi su un mio vecchio blog poi chiuso come tanti miei vecchi blog, scrissi che chi non legge non ha scuse: non vuole leggere. Perché il tempo e la motivazione, scrivevo, quei pur pochi minuti di concentrazione quotidiana li trovi, se vuoi. Era un’analisi dura: il tempo per la lettura, un tipo speciale di tempo da dedicare e da dedicarsi, quel tempo è a disposizione di tutti, basta volerlo. Se non lo trovi, anzi: se non lo cerchi è perché non ti interessa. Quel tempo c’è. Ne ero convinto. Non avevo figli, coi figli solo copertine.

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