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  1. Come la penso/

Cogliere il presente

·291 parole·2 minuti

C’è una buona notizia, a rifletterci: quasi certamente non verremo rimpiazzati da un algoritmo. L’intelligenza artificiale, da sola, non ci porterà via la scrivania, il badge o il ruolo. Chi dice il contrario, mente. Gli umani continueranno a lavorare, e a essere necessari, per molto tempo ancora.

La cattiva notizia, però, è che molto probabilmente verremo rimpiazzati da professionisti come noi, ma che quell’algoritmo lo sanno usare meglio di noi.

È un messaggio cinico, me ne rendo conto, e forse genera un po’ d’ansia anche al sottoscritto. Ma se guardiamo l’impatto delle AI nei nostri settori, la capacità di scrivere prompt, di usare agenti e di connettere strumenti tra loro è diventata una competenza molto più rilevante dell’AI stessa.

Io, lo confesso, non ricordo più come si calcola una radice quadrata a mano. E le derivate? Neanche a parlarne. Se mi servono, uso la calcolatrice. Ma ne conosco la teoria, so cosa significano, so quando servono e so riconoscere se il risultato ha senso. Con l’AI è esattamente la stessa cosa.

Dobbiamo vedere le AI per quello che devono essere: uno strumento di leva. Una calcolatrice per il pensiero complesso. Un moltiplicatore.

Vanno usate. E vanno usate senza spegnere il cervello: vanno usate per accenderlo su frequenze più elevate. Bisogna imparare a scrivere i prompt con la stessa cura con cui si scrive codice o una email a un cliente importante. Il prompt è programmazione in linguaggio naturale: richiede logica, contesto e capacità critica.

Imparando a domare le AI, si impara a progettare, sviluppare e correggere più velocemente e – forse – con una garanzia di risultato migliore di prima.

Non preoccupiamoci di un futuro che non possiamo prevedere con certezza. Preoccupiamoci piuttosto di cogliere le certezze di questo nostro presente.