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  1. Come la penso/

Il contratto silenzioso

·373 parole·2 minuti

Non è una questione di soldi o di benefit, né di libertà di manovra. Quando si parla di tenere strette le persone di valore in azienda, c’è una sola cosa che conta.

Sia chiaro: le basi ci devono essere. Un professionista deve essere pagato bene, adeguatamente al mercato e alle sue competenze. Deve avere gli strumenti giusti per lavorare, non deve combattere con hardware obsoleto, processi o burocrazia che gli mangiano metà della giornata. Se mancano queste fondamenta, è inutile parlare del resto.

Ma non è la prima volta che si lasciano stipendi ottimi e aziende prestigiose per un motivo molto più sottile, e molto più letale: la mancanza di spazio e di fiducia.

Le risorse di valore, quelle che fanno la differenza, hanno bisogno di potersi esprimere. Se assumi un talento per poi dirgli esattamente dove cliccare, come scrivere una mail o come organizzare la sua agenda, non stai gestendo una risorsa: la stai spegnendo. Stai trasformando un motore di innovazione in un esecutore frustrato.

E alla base di questa libertà c’è un unico, gigantesco pilastro: la fiducia.

La fiducia è un contratto silenzioso. È sapere che posso delegarti un risultato e non devo controllarti i passi che fai per raggiungerlo. È sapere che se mi dici “ci penso io”, ci penserai davvero.

Il problema della fiducia è che non è elastica: è di vetro. Se inizi a dubitare senza motivo, se introduci controlli ossessivi, se metti in discussione la professionalità o la buona fede di chi lavora con te, stai facendo un danno irreparabile.

Perché se si mina la fiducia, si rompe il rapporto. E quando il rapporto si rompe su questo piano, non c’è più nulla che si possa fare.

Puoi offrire un aumento, puoi promettere più libertà, puoi assegnare l’auto aziendale. Non basterà. Quando una persona sente che la stima professionale è venuta meno, che viene trattata come un ingranaggio da sorvegliare e non come un partner con cui costruire, se ne è già andata. Deve solo trovare il momento giusto per consegnare le dimissioni.

Tenere le persone migliori non significa incatenarle con contratti d’oro. Significa creare l’ambiente dove la loro professionalità è riconosciuta, rispettata e lasciata libera di agire. Tutto il resto è solo una questione di tempo.