La manutenzione che nessuno vuole
È bello, sviluppare un nuovo progetto. È bello vederlo crescere e adottare da parte di tutta l’organizzazione. È bello prendere decisioni importanti che ne cambiano i processi e ne orientano il business. È bello, ma cosa succede quando lo si aggiorna? Chi se ne prende cura? Chi rivede la documentazione? Chi forma i nuovi arrivati? Chi rivede i flussi quando il business cambia? Chi sistema quegli automatismi che funzionavano a metà e che nel frattempo sono diventati ostacoli?
La manutenzione è soporifera, è invisibile, non si può mostrare in una slide. Non è un progetto con una data di inizio e una di fine. È un impegno continuo, costante, che richiede attenzione e cura. È come pulire casa: se lo fai regolarmente tutto è a posto, in alternativa c’è il caos.
E così le aziende accumulano debito tecnico come polvere sotto i mobili. Quel campo nel database che andava normalizzato “ma poi lo facciamo”; quella integrazione che funziona “ma solo se fai così”; quella procedura che “la sa fare solo Giulia, meglio non toccarla”.
Poi Giulia se ne va, come è giusto che sia, e lascia dietro di sé un’eredità che nessuno comprende.
La soluzione? Ricominciare da capo. Intanto la manutenzione, quella, la faremo dopo. Il fatto è che la manutenzione andrebbe fatta prima. Prima che il sistema diventi incomprensibile. Prima che i dati siano così sporchi da essere inutili. Prima che le persone perdano fiducia nello strumento e tornino ai loro Excel.
La manutenzione è rispetto per chi verrà dopo di noi. È la differenza tra un’azienda che usa la tecnologia e un’azienda che ne è ostaggio. È sapere che il lavoro non finisce quando il progetto viene consegnato, ma continua ogni giorno, un po’ alla volta.
E se ti sembra noioso, banale, poco strategico, allora forse non è ancora chiaro che la differenza tra una buona e una cattiva soluzione non sta tanto in cosa scegli, ma in come te ne prendi cura.