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  1. Come la penso/

Gestire la complessità

·198 parole·1 minuto

Lo sviluppo del software non è una questione di velocità di scrittura o di padronanza della sintassi. Servono, certo, ma non sono sufficienti.

La differenza tra uno sviluppatore bravo e uno mediocre sta in un’unica qualità: saper gestire la complessità. Lo sviluppatore bravo sa quando fermarsi, fissare lo schermo e ragionare su come far convivere più cose che vorrebbero accadere tutte insieme. Sa spendere tempo per capire cosa potrebbe andare storto, prima ancora di scrivere una riga di codice.

Digitare alla velocità della luce non servirà quando si dovrà decidere come gestire aggiornamenti simultanei su un database senza che i dati si pestino i piedi a vicenda. Conoscere ogni scorciatoia sintattica non aiuterà a ragionare sulle implicazioni di sicurezza di una scelta architetturale.

Il software non è scrivere codice: è pensare a cosa scrivere.

È anticipare i problemi, prevedere gli scenari, immaginare come il sistema reagirà sotto stress. La tastiera è solo l’ultimo miglio di un percorso che avviene quasi tutto nella testa.

Questa è la parte invisibile del mestiere. Quello che si vede sono righe di codice, file e schermate completate. Ma ragionare sulla complessità è la feature più importante che uno sviluppatore software deve saper rilasciare.