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  1. Come la penso/

L'itinerario prima del viaggio

Nessuno organizza un viaggio impegnativo senza prima pianificarlo. Con la famiglia, poi, ancora meno: chi porta bambini e le bambine in un paese dove la lingua, i trasporti o le abitudini locali sono un’incognita sa che l’imprevisto, lì, non è un’avventura da raccontare ma un rischio da evitare.

Lo sviluppo di un software è un processo uguale ma in una veste diversa: spesso si parte con la valigia pronta ma con la destinazione da decidere mentre si raggiunge l’aeroporto. Bellissimo, ma non è ottimale per un’organizzazione.

L’analisi di un prodotto software è come un viaggio organizzato prima di muoversi. Capire dove si vuole arrivare, cosa serve per arrivarci, quali vincoli esistono lungo il percorso non è burocrazia: è l’unica cosa che trasforma uno spostamento in una esplorazione che si può davvero fare.

Chi parte senza itinerario, da solo, con tempo da perdere e nessuno a carico, sta scegliendo l’imprevisto come esperienza. È legittimo, ha il suo fascino e la mia invidia. Ma chi si muove con altri a bordo – una famiglia, un cliente, un’organizzazione che dipende dal risultato – non può permettersi lo stesso lusso. L’imprevisto, in quel caso, non è pittoresco: è un volo perso nel punto più scomodo del percorso, con altri che ne pagano le conseguenze.

Il software funziona allo stesso modo. Saltare l’analisi non fa risparmiare tempo: lo sposta più avanti, con gli interessi.

Scrivere (o lasciar scrivere) codice è prendere l’aereo. È la parte visibile, quella che sembra il viaggio vero. Ma se prima non si è deciso dove si va, con cosa muoversi e cosa fare quando qualcosa va storto, ci si sta solo spostando sperando che tutto fili liscio.

Chi salta l’itinerario non risparmia il tempo della pianificazione: lo prende in prestito dal primo imprevisto serio, a un tasso che nessuno ha calcolato.