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  1. Come la penso/

Il logorio del non poter fare

·157 parole

Lo stress non è un merito, è un segnale. Bisogna però distinguere tra la fatica del fare e il logorio del non poter fare.

Riparare un server che cede o gestire una scadenza ferocemente reale fa parte della gestione della propria professionalità. È uno stress tecnico, calcolabile, persino nobile nella sua risoluzione. È il “prezzo” dell’azione.

Tutt’altra questione è lo stress generato da un’azienda che non è in grado di gestire la complessità del mondo. Il micromanagement, l’assenza di procedure o una governance latitante non creano valore, ma solo attrito. Questo è lo “stress di contesto”: un’inefficienza strutturale che si maschera da urgenza.

Se per ogni attività bisogna navigare a vista o dipendere da un umore superiore, non si sta lavorando: si sta sopravvivendo al sistema. Un’organizzazione sana trasforma l’eccezione in metodo per liberare il professionista dal rumore di fondo. Lo stress di contesto non è una sfida, è un fallimento manageriale che traveste l’incompetenza da dinamismo.