Maledetto WhatsApp
WhatsApp è lo strumento più usato nelle aziende italiane. Più di Slack, più di Microsoft Teams e di Google Chat, più di qualunque piattaforma nata e pensata per il lavoro. Le aziende non riescono a farne a meno: è veloce, è pratico, è immediato. Tutti lo hanno già installato. Più il livello del dipendente sale verso il management, più WhatsApp diventa imprescindibile.
L’intera azienda comunica con un’app che non è un’app aziendale. Non lo è mai stata, non è stata progettato per esserlo e non lo diventerà mai.
L’IT non può gestirlo. Non esiste un pannello di amministrazione centrale, non c’è modo di assegnare ruoli, controllare gli accessi, impostare policy di sicurezza o integrarlo con i sistemi aziendali. Non c’è Single Sign-On, non c’è provisioning, non c’è nulla di ciò che un reparto IT ha bisogno per governare uno strumento di comunicazione. È una scatola nera dentro l’organizzazione.
Non è compliant. Non offre archiviazione dei messaggi per scopi legali o di audit. Non supporta policy di data retention. Non consente supervisione o monitoraggio. Nel momento in cui l’app viene installata su un telefono aziendale, sincronizza l’intera rubrica con i server di Meta. Numeri di clienti, fornitori, partner, dipendenti: tutto finisce oltreoceano, senza consenso e senza controllo.
Non rispetta la privacy. I messaggi sono crittografati ma i metadati no. Chi scrive a chi, quando, con quale frequenza, da dove: Meta raccoglie tutto e lo usa. Dal gennaio 2026, la Commissione Europea ha classificato i WhatsApp come piattaforma online di grandi dimensioni, imponendo obblighi più stringenti di trasparenza. Il segnale è chiaro: le istituzioni non si fidano.
WhatsApp è shadow IT nella sua forma più pura: uno strumento non governato, non autorizzato e non controllabile che si è insediato nei processi aziendali perché è comodo. E la comodità, in azienda, è spesso il nemico della sicurezza.
Il problema non è WhatsApp in sé. WhatsApp fa benissimo quello per cui è nato: far comunicare le persone nella vita privata. Il problema è l’azienda che lo elegge a strumento di lavoro senza chiedersi cosa stia delegando, a chi e a quali condizioni. Il problema è la rinuncia a governare.
Maledetto WhatsApp.
Funziona così bene che nessuno pensa che non bisognerebbe usarlo.