Digitalizzare le inefficienze
Non si compra tecnologia per comprare l’ordine. Non si delega a un software, a una licenza o a un abbonamento mensile, il compito di strutturare un’organizzazione inefficiente. Non funziona così.
Non si compra tecnologia per comprare l’ordine. Non si delega a un software, a una licenza o a un abbonamento mensile, il compito di strutturare un’organizzazione inefficiente. Non funziona così.
C’è un equivoco di fondo, spesso pericoloso, che aleggia negli uffici e nelle chat aziendali: l’idea che l’impegno debba essere direttamente proporzionale alla perfezione dell’azienda per cui lavoriamo.
Un tuo collega ha incollato un’intera offerta commerciale in ChatGPT per farsi suggerire come migliorarla? Un altro ha caricato un documento per farsi fare un’analisi dei costi? Un altro ancora ha chiesto a un’AI di riscrivere un contratto “in modo più chiaro”? Tutto normale. Veloce e – apparentemente – innocuo.
È bello, sviluppare un nuovo progetto. È bello vederlo crescere e adottare da parte di tutta l’organizzazione. È bello prendere decisioni importanti che ne cambiano i processi e ne orientano il business. È bello, ma cosa succede quando lo si aggiorna? Chi se ne prende cura? Chi rivede la documentazione? Chi forma i nuovi arrivati? Chi rivede i flussi quando il business cambia? Chi sistema quegli automatismi che funzionavano a metà e che nel frattempo sono diventati ostacoli?
Quando si parla di patrimonio societario non si può non considerare anche il patrimonio organizzativo: quel capitale che deve sopravvivere alle persone, alle contingenze, ai cambiamenti aziendali e del mercato di riferimento. Una policy di governance ICT è tra quelli più importanti.
Se eserciti una certa forza verso qualcuno, aspettati in reazione una forza quanto meno di pari entità nei tuoi confronti. Parafrasando la terza legge di Newton, «a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria». Riportando il tutto su un piano meno filosofico e più terreno, potrei dire che è assolutamente stupido non immaginare che a un’azione corrisponderanno sempre delle conseguenze di pari o maggiore intensità.
Ci sono delle occasioni quotidiane, dei momenti, che mi suggeriscono, senza volerlo, dei paralleli col lavoro e con la gestione delle risorse. Cose semplici come, ad esempio, decidere che gadget regalare a tuo figlio o tua figlia: meglio un walkie-talkie o un orologio?
Se la digitalizzazione crea attriti, se l’uso di strumenti informatici diventa un limite anziché un supporto, se i flussi di lavoro funzionano meglio su Excel che sul gestionale, l’IT si palesa in tutta la sua prepotenza e fallisce la sua missione. Si manifesta, si nota, infastidisce.
Senza l’interesse del business, senza il proposito del management di investire tempo – oltre che risorse – nella tecnologia e senza la volontà di coinvolgere i dipendenti, anche le soluzioni digitali più innovative risulterebbero inefficaci. Il risultato sarebbe, appunto, un non-servizio.
La migliore soluzione per gestire i dati in azienda sono i fogli Excel.