Gestire la complessità
Lo sviluppo del software non è una questione di velocità di scrittura o di padronanza della sintassi. Servono, certo, ma non sono sufficienti.
Lo sviluppo del software non è una questione di velocità di scrittura o di padronanza della sintassi. Servono, certo, ma non sono sufficienti.
Se tutti avessero buonsenso, diceva quello, non ci sarebbe bisogno di regole. Niente norme, niente processi, niente procedure. Ognuno farebbe la cosa giusta al momento giusto con l’intento di portare a casa il risultato. Il lavoro scorrerebbe fluido, le decisioni sarebbero rapide, le incomprensioni inesistenti. Un’utopia aziendale dove tutto funziona perché tutti vogliono che funzioni.
C’è un trauma infantile che ci accomuna tutti: la scoperta che Babbo Natale non esiste. È il momento in cui il pensiero magico si infrange contro la logistica della realtà. Scopri che i regali non appaiono dal nulla, ma vanno scelti, pagati, trasportati e impacchettati dai tuoi genitori.
Non è una questione di soldi o di benefit, né di libertà di manovra. Quando si parla di tenere strette le persone di valore in azienda, c’è una sola cosa che conta.
C’è una buona notizia, a rifletterci: quasi certamente non verremo rimpiazzati da un algoritmo. L’intelligenza artificiale, da sola, non ci porterà via la scrivania, il badge o il ruolo. Chi dice il contrario, mente. Gli umani continueranno a lavorare, e a essere necessari, per molto tempo ancora.
L’eroe in azienda è quello che risolve il problema critico il venerdì sera alle otto. È quella che sa esattamente dove mettere le mani quando non funziona qualcosa e nessun altro sa perché. È la persona a cui tutti si rivolgono perché l’unica a sapere come fare.
Non si compra tecnologia per comprare l’ordine. Non si delega a un software, a una licenza o a un abbonamento mensile, il compito di strutturare un’organizzazione inefficiente. Non funziona così.
C’è un equivoco di fondo, spesso pericoloso, che aleggia negli uffici e nelle chat aziendali: l’idea che l’impegno debba essere direttamente proporzionale alla perfezione dell’azienda per cui lavoriamo.
Un tuo collega ha incollato un’intera offerta commerciale in ChatGPT per farsi suggerire come migliorarla? Un altro ha caricato un documento per farsi fare un’analisi dei costi? Un altro ancora ha chiesto a un’AI di riscrivere un contratto “in modo più chiaro”? Tutto normale. Veloce e – apparentemente – innocuo.
È bello, sviluppare un nuovo progetto. È bello vederlo crescere e adottare da parte di tutta l’organizzazione. È bello prendere decisioni importanti che ne cambiano i processi e ne orientano il business. È bello, ma cosa succede quando lo si aggiorna? Chi se ne prende cura? Chi rivede la documentazione? Chi forma i nuovi arrivati? Chi rivede i flussi quando il business cambia? Chi sistema quegli automatismi che funzionavano a metà e che nel frattempo sono diventati ostacoli?