Nient’altro che bambini

Molto bambini indiani, sin da piccoli o da molto piccoli, vengono iscritti a corsi di coding e producono da soli i propri videogiochi. Gli viene insegnato l’approccio digitale, facilitato con elementi grafici, sviluppando una comprensione critica e non passiva delle tecnologie. Giocano producendo software, facendo sfide in Phyton o puzzle game in linguaggi di sistema: vengono introdotti al pensiero logico e alla risoluzione dei problemi. Ne scrive Quartz.

Non crediamo che ogni bambino che si iscrive in queste classi sia un futuro ingegnere del software. Potrebbero essere un artista, un dottore, un pittore o un insegnante, ma quello che crediamo è che la codifica e il pensiero computazionale li aiuteranno a eccellere in tutto ciò che fanno in un mondo digitalmente connesso.

Bharat Divyang, direttore della ZugZwang Academy

Al di là dell’aspetto razionale che i costrutti logici impongono, scrivere codice risulta un’attività creativa che può potenzialmente aprire le porte ad attività artistiche o scientifiche di qualsiasi livello e tipologia, in particolar modo in un presente dove l’interconnessione tra software, internet e vita quotidiana è sempre più stretta. Lo penso anche io.

Sono decisamente a favore dell’alfabetizzazione informatica, ma sono dell’idea che i bambini piccoli o molto piccoli debbano essere educati senza stress, approcciando alle attività digitali in maniera graduale e senza pressioni.

Mia figlia usa Youtube meglio di mia madre: sa scattare le fotografie col mio smartphone, sfogliare l’album fotografico, scegliere un film su Netflix e riprodurlo in TV attraverso la Chromecast; parla con l’assistente Google, gli chiede se farà bel tempo e gli ordina la musica da ballare. Non è necessariamente un genio, è una bambina esposta sin dalla nascita alla tecnologia: è curiosa e ha registrato mentalmente i nostri swipe, le icone con le quali interagiamo, i nostri comandi vocali. È un’attitudine comune a molti nativi digitali. Ha 3 anni. È un utente passivo?

Per quanto ricostruire Flappy Bird possa essere percepito come un gioco, per adesso preferisco sorseggiare il suo caffè invisibile alla marmellata, aiutarla a frenare in bicicletta e imboccare insieme a cucchiaiate di miele il suo peluche di Winnie the Pooh. Per il coding c’è tempo.

Photo by Ludovic Toinel on Unsplash

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