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lavoro

2022


Pretese #01

·697 parole·4 minuti
Su Mastodon, podcast, guida autonoma, limiti personali e felicità.

Il dollaro si ferma qui

·211 parole·1 minuto
Lo scaricabarile – pass the buck, che in inglese si riferisce a una giocata nel poker –, una volta arrivato alla sua scrivania, si fermava. In quell’ufficio, in quella postazione, le decisioni venivano prese: chi vi sedeva se ne assumeva pienamente le responsabilità e non le passava ad altri.

Rifiuta

·264 parole·2 minuti
Spesso siamo vittime di errori. Da parte nostra e da parte degli altri. Possiamo passare tanto tempo ad accusare, ad accusarci. Non è tempo speso bene. Dobbiamo considerare che nell’errore c’è l’energia della riparazione. E va usata tutta.

Dove ci rifuggiremo

·313 parole·2 minuti
L’idea era che grazie allo, o per colpa dello, smartphone, il lavoro ce lo portiamo ovunque, soprattutto a casa: chi lo avrebbe mai immaginato che, nelle settimane immediatamente successive, avremmo lavorato soprattutto da casa.

2021


Chances

·265 parole·2 minuti
Quando gioco con mia figlia succede spesso che quando perde, per esempio quando giochiamo a lanciare una trottola e la fa cadere subito, che gira nemmeno un poco, succede che io le dica che era una prova, che quello non era mica un tiro valido per la partita, e che ora, adesso sì, è la volta buona, il tiro ufficiale, quello definitivo, che deve concentrarsi. E lei si concentra.

Il confine

·582 parole·3 minuti
Io non lo so, se sono fortunato ad andare a lavoro. Cioè io, per raggiungere il luogo di lavoro, io percorro 8 o 800 km a settimane alterne. Ci sono giorni, quindi, che in dieci minuti son già coi piedi sotto la scrivania e giorni, invece, che faccio almeno sei ore tra auto, e treno, e taxi, e gambe. In entrambi i casi, pensavo, non rientro nel tempo ideale per raggiungere l’ufficio. Perché dice che c’è, un tempo ideale: 16 minuti tra casa e lavoro. E io sto o a un po’ meno o a troppo in più.

A sbagliare son vitamine

·299 parole·2 minuti
C’era una vignetta, su una t-shirt di quando ero ragazzo, una vignetta sulla quale era disegnato un bradipo, o un animale del genere, disteso sul letto, spanciato, sbracciato, con la lingua di fuori, se non ricordo male, e una gamba pure, che scivolava giù dal letto, e sotto al disegno del bradipo c’era una scritta che diceva di esser pigri, con enfasi, di esser pigri ché se non si fa niente non si fa niente di male. Ne ho fatto un mantra, per un po’.

Intanto decidi

·255 parole·2 minuti
Reagire adeguatamente a una situazione è una caratteristica umana e saper valutare le conseguenze di una reazione sproporzionata è fondamentale.

Pancia e testa

·372 parole·2 minuti
Se c’è una cosa che ho imparato a fare bene bene è fallire. Non parlo di problemi finanziari, mi riferisco a progetti su cui ho investito male, parlo di lavoro, di tempo sprecato, se vogliamo, di scommesse perse. Parlo delle volte in cui ho messo testa e pancia in un obiettivo lavorativo, puntandoci tempo, denaro e contatti, giocandoci forte e calando tutte le mie carte, restando alla fine con le solite pive nel sacco e le famose esperienze acquisite. Ecco, questa volta no, questa volta è stato diverso.

2019


L'utopia abbandonata

·395 parole·2 minuti
Non ho mai seriamente approfondito il contributo che Adriano Olivetti ha donato alla tecnologia durante lo scorso secolo, non quanto abbia letto e approfondito su Jobs, Bezos, Musk, per capirci. Mea culpa. Nemmeno sono mai stato a Ivrea, l’ex capitale del design industriale, dove la Olivetti aveva il proprio quartier generale. Non ho quindi faticato a trovare così affascinante il racconto del magazine del New York Times su quella che era la città, l’azienda e l’utopia di Olivetti di creare un modello di welfare aziendale esportabile in tutto il mondo.