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Diventare mostri per restare umani

·307 parole·2 minuti

C’è un video del Telegraph pubblicato da Il Post che mostra come appare Mariupol prima e dopo l’inizio dell’invasione Russa e dei bombardamenti alla città. Il video è impressionante, evidenzia la rovina che può causare una guerra, la mostruosità di quanto sta accadendo, la devastazione spietata e sanguinaria causata da un esercito guidato da un uomo assetato di conquista. Non si vedono cadaveri, non c’è sangue, non ci sono vittime per strada: solo distruzione e desolazione, oltre a una sensazione di silenzio e angoscia. Come il bianco e nero all’improvviso dopo una vita vista a colori.

Ci stiamo abituando, ci stiamo adattando alle notizie che ci arrivano, alle immagini che ce le raccontano, all’orrore che descrivono. Non abbiamo più empatia, non ne riconosciamo più la vicinanza, si sono allontanate. È già tanto che i media ancora ne parlino, che reggano spazio nelle redazioni, che non si siano trasformate in puntini rossi sulla mappa dei conflitti nel mondo. Noi, intanto, non ne soffriamo più.

E questo, a mio avviso, da osservatore, da ignorante che guarda e ascolta e che prova a stabilire un proprio senso per le cose del mondo, sbagliato magari, a mio avviso è perché non ce lo possiamo permettere. E non per questioni economiche, non c’entrano le lobby né la politica, tanto meno la finanza: personalmente, noi come persone, come essere umani, non possiamo sentire il dolore degli altri per così tanto tempo, ne morremmo.

A un certo punto, per forza di cose, rifiutiamo: credo sia dovuto all’evoluzione, a un meccanismo che automaticamente ci mette in difesa e che ci permette di ignorare, che si attiva e ci abilita alla protezione, che ci ripara dal dolore. Non possiamo soffrire guardando a lungo la sofferenza, impazziremmo. È la nostra natura, dobbiamo trascurare per salvarci. Ignorare è l’unico modo che abbiamo per continuare a vivere. Disperdiamo umanità.