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Pretese #18

·1104 parole·6 minuti

Si parla di libertà e di muscoli, per finire. Ma si inizia con le AI, il Garante della Privacy e altre cose così. Nel mezzo: Apple che vorrebbe licenziare, Mastodon che riuscirebbe a sorprendere e Gordon Moore.

AI, Garante e cose così #

Il Garante italiano per la protezione dei dati personali ha limitato OpenAI al trattamento dei dati degli utenti Italiani; non ha bloccato ChatGTP: OpenAI ha fatto tutto da sola. Lo spiega bene Vitalba Azzolini.

Nonostante l’Autorità non abbia posto il blocco, ma la limitazione provvisoria del trattamento dei dati degli utenti in Italia, come detto, la società ha comunque bloccato l’uso del servizio dall’Italia. OpenAI avrebbe potuto continuare a offrire il suo servizio, escludendo i dati degli utenti indicati dal Garante. Ma non l’ha fatto. Questa, più che una scelta, pare la constatazione di un fatto: il meccanismo implementato dall’intelligenza artificiale non consente di isolare i dati di specifici utenti e di escluderli dal sistema.

Ora, devo dire, per quanto me ne spiaccia – e per quanto esistano soluzioni per ovviare al blocco, se poniamo lo sguardo dal punto di vista del Garante, e quindi con la prospettiva di tutelare la privacy degli italiani, la decisione è stata corretta e coerente. Mantellini però, rispetto alla doppia velocità e all’eccesso di burocrazia delle istituzioni italiane, è un po’ critico. Certamente l’hype sulle AI ha manomesso i freni dell’apparato amministrativo dello Stato: c’è tanto altro da fare, molto ancora da tutelare, ma siamo praticamente fermi. Soprattutto se chi dovrebbe essere limitato confina con le stanze decisionali. C’ha ragione.

Se l’innovazione è contigua al potere, un esempio per tutti il telemarketing che ha distrutto le reti di telefonia fissa e intossicato quelle mobili, il potere sceglierà lei e ignorerà il cittadino.

Sempre su ChatGPT e, in generale, sulle AI generative, Evgeny Morozov esprime le sue preoccupazioni rispetto alla definizione di “intelligenza artificiale” per una intelligenza non artificiale, o una artificiosa non intelligenza.

Usare un’espressione imprecisa e obsoleta come “intelligenza artificiale” rischia di convincerci che il mondo funzioni davvero con una logica unica: quella di un razionalismo cognitivo. Molti nella Silicon valley già la pensano così e sono impegnati a ricostruire la realtà sulla base di questa convinzione. Ma il motivo per cui programmi come ChatGpt possono fare qualcosa di vagamente creativo è che sono addestrati su materiali prodotti da esseri umani con le loro emozioni e le loro ansie. Se si vuole che questa creatività continui, dovremmo finanziare l’arte, la narrativa e la storia, non solo i centri di calcolo. Ma il mondo va in tutt’altra direzione. La scelta di non mandare in pensione espressioni come “intelligenza artificiale” potrebbe rendere invisibile il lavoro creativo, rendendo tutto più prevedibile e stupido. Così, invece di passare sei mesi a controllare gli algoritmi in attesa della bella stagione dell’intelligenza artificiale, faremmo meglio a rileggere Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare. Sarà molto più utile, se si vuole rendere il mondo un posto più intelligente.

E già nel 2019 Stefan Betschon raccontava del grosso apporto di manodopera a bassissimo costo per aiutare l’allenamento delle AI: operai che trascrivono il parlato, valutano traduzioni e descrivono testualmente immagini per un compenso ridicolo. Li chiamava il “precariato dell’intelligenza artificiale”, lavoratori fantasma.

Molti dei progressi più recenti dell’AI nell’ambito del machine learning si devono non solo alle innovazioni tecniche di hardware e software, ma anche alle nuove opportunità di mobilitare rapidamente e a basso costo risorse umane da mettere al servizio delle macchine. L’intelligenza artificiale ha bisogno di scienziati ed esperti, ma anche di schiere di operai digitali, che raccolgono il materiale didattico per i sistemi e ne sorvegliano i progressi nell’apprendimento.

Mastocoinvolgimento #

John Gruber ha proposto un sondaggio su Twitter e su Mastodon chiedendo ai suoi follower se usano delle custodie per i loro iPhone. A prescindere dal risultato, il coinvolgimento degli utenti di Mastodon è stato nettamente superiore a quello dei follower di Twitter: se ne è sorpreso anche lui.

Quindi, sul fronte del coinvolgimento, Mastodon ha vinto a tutto campo, con un margine di oltre 1.000 risposte, nonostante io abbia solo 39.000 follower su Mastodon, rispetto ai 362.500 follower su Twitter. Ancora una volta, non sto nemmeno vagamente cercando di sostenere che Mastodon sia una piattaforma più popolare con più coinvolgimento rispetto a Twitter in generale. Ma tra i miei follower, lo è chiaramente. Mi aspettavo che Mastodon se la cavasse bene in questo test, ma non mi aspettavo che vincesse.

Ogni due anni #

È morto Gordon Moore. La sua stessa legge lo stupì.

Fu una previsione che si rivelò incredibilmente precisa, molto più precisa di quanto mai avrei potuto immaginare.

Licenziamenti soft #

Anche Apple vuole licenziare, ma non vuole dare nell’occhio come le sorelle.

Apple sta monitorando la presenza dei dipendenti (tramite i registri dei badge) e darà ai dipendenti avvisi crescenti se non arrivano 3 volte a settimana.

Come un muscolo #

La libertà è come un muscolo, dice Paolo Nori: se non ce l’hai ti eserciti ad averla e il muscolo si forma, si rafforza; se ce l’hai, invece, non fai niente per svilupparla e quando ti serve va a finire che non sei allenato per poterla usare.

c’è un mio amico, per esempio, che è uno storico della città di Pietroburgo e gli avevano impedito di fare il suo lavoro perché era un antisovietico, seguito dalla polizia segreta, e è stato costretto a lavorare in fabbrica e ha continuato a studiare per conto suo, di notte, e andava in biblioteca al sabato e alla domenica, e lui per tutta la vita, se la libertà fosse un muscolo, che si rafforza con l’esercizio, che un po’ forse è così, no?, come tutte le altre cose, be’, se fosse un muscolo, o un fascio di muscoli, come i muscoli addominali, che lì non si scappa, si sente al tatto, o ce li hai o non ce li hai, non te li danno gli altri, te li fai su te, con la pratica, be’, è come se lui, quel mio amico lì, che si chiama Al’bin, la sua libertà l’avesse esercitata tutti i giorni per quarant’anni e l’Unione Sovietica è stata la palestra ideale, per lui, e andava in giro per l’Unione Sovietica con il suo ventre piatto da pugilatore e guardarlo andare era un piacere.

#Pretese è una serie che raccoglie brevi post rielaborati da cose pubblicate su Mastodon, dove ho configurato la rimozione automatica dei contenuti dopo novanta giorni. Sono, generalmente, link ad articoli che ho letto e ritenuto interessanti o considerazioni di cui ho piacere che resti traccia a mo' di promemoria, per riflessioni da approfondire in futuro o per produrne ulteriore discussione.